Il mito della democrazia diretta dal basso, che diventa un luogo comune, è l'esemplificazione di una soluzione catastrofica per quanto inefficace a un problema complesso: la gestione democratica e paritaria dei beni comuni e della cosa pubblica in un mondo altamente tecnologizzato nel quale la scala dei problemi travalica i vecchi confini delle nazioni. Chi se ne appropria per farne un argomento di propaganda, ignorando strumentalmente la funzione degli organismi istituzionali intermedi di rappresentanza civile e sociale, come gli esponenti dei partiti che cavalcano oggi le 'onde del destino', o semplicemente non ha gli strumenti per affrontare gli aspetti molteplici e critici dei rischi globali, o sceglie la convenienza di speculare su temi di facile presa per aumentare consenso e potere, oppure le due cose insieme (non è affatto da escludere). Paradossalmente gli stessi politici si avvantaggiano peraltro di un metodo di selezione soltanto in apparenza più democratico. Le votazioni attraverso lo strumento della rete hanno infatti finora coinvolto un numero ristretto di partecipanti, e il loro livello di consapevolezza non è detto sia superiore a quello dell'elettore tradizionale (l'intervento da tastiera può facilmente mascherare e amplificare la dimensione paranoica dell'opinione).
La democrazia diretta, senza intermediazioni controllate e attendibili, presuppone un alto livello di conoscenza delle materie su cui decidere. Come per il libero mercato ideale, il cui buon funzionamento è subordinato all'assenza di asimmetrie informative e conoscitive tra gli operatori, una democrazia diretta degenera nell'ossequio al più becero populismo senza la capacità dei cittadini di riconoscere i propri limiti di giudizio. L'azione democratica dell'individuo non preclude la funzione di intermediazione culturale, scientifica e sociale di istituzioni, enti e partiti, anzi ne deve beneficiare. Queste non sono categorie antagoniste. Analogamente ai principi di difesa delle differenze e di diritto all'uguaglianza, che devono coesistere per non cadere l'uno nella tirannia del classismo elitario e l'altro nell'oppressione dell'omologazione.